Servizi per l'infanzia

Un sano sviluppo del bambino

L’infanzia è un momento di cruciale importanza nella vita di ciascuna persona. È un periodo fatato in cui si struttura la personalità e l’individuo pone le basi per l’adulto che sarà.


In una fase così delicata occorre che i genitori e le figure di riferimento del bambino lo accompagnino attraverso le cure con modalità educative e di interazione funzionali e sane.


Lo Studio di Psicologia Imago offre una serie di servizi pensati per l’infanzia per sostenere e aiutare i caregiver in questo prezioso e fragile percorso, con l’obiettivo di ottenere un sano sviluppo del bambino all’interno di una vita famigliare armoniosa.


Lo Studio Imago offre servizio di: Screening, valutazione, valutazioni del profilo di funzionamento (area cognitiva, stato degli apprendimenti, area affettivo-relazionale), diagnosi e trattamento mediante strumenti specifici (tachistoscopio) nonché sostegno psicologico. Proponiamo anche consulenza ai genitori, incontri di equipe con insegnati, laboratori di metodo di studio e doposcuola specialistico.

Servizi per l'infanzia

Trattamento memoria di lavoro

La Memoria di Lavoro (MdL) è coinvolta in tutti i processi volti all’apprendimento, della comprensione del linguaggio e della scrittura, al ragionamento e Problem Solving. Gli studi hanno dimostrato come molti bambini con DSA (Dislessia, Discalculia, e Deficit di comprensione) presentino anche un deficit di MdL. Per le sue funzioni, la MdL, ha un ruolo fondamentale per l’integrazione di molte funzioni cognitive, ad esempio attenzione, ragionamento e intelligenza (Mc Namara e Scott, 2001). Tali difficoltà hanno un peso rilevante in disturbi come l’ADHD in cui l’abilità di inibire stimoli e informazioni rilevanti risulta compromessa. Nonostante esistano diversi modelli teorici volto a descrivere la MdL i trattamenti di potenziamento per implementare questa importante funzione sono ancora pochi.

Il nostro studio propone un training strutturato per riabilitare la Memoria di Lavoro in bambini e ragazzi che hanno avuto nella loro storia evolutiva difficoltà di apprendimento, dello sviluppo linguistico e cognitivo. Sono previste diverse attività calibrate sul caso specifico e rimodulabili a seconda delle difficoltà e potenzialità del singolo utente. L’intervento mira a costruire delle strategie insieme al bambino che possano aiutarlo ad affrontare al meglio le attività quotidiane.

DSA (Dislessia, Disgrafia, Disortografia, Discalculia)

Esistono molti bambini e ragazzi che nel corso della loro carriera scolastica incontrano momenti di particolare difficoltà negli apprendimenti. Le difficoltà possono incidere sulle singole discipline e, quindi, sul rendimento scolastico generale, provocando a volte gravi problemi di adattamento e autostima. Inoltre, gli insuccessi vissuti tutti i giorni a scuola (nella lettura, scrittura o calcolo) potrebbero portare il bambino a sentirsi “non capace”. Per favorire il benessere del bambino dobbiamo promuovere un giusto atteggiamento nelle diverse persone che si relazionano con questi giovani studenti, non causando ulteriori mortificazioni e limitazioni alle loro possibilità di apprendere. La collaborazione tra scuola e clinico dell’apprendimento è un punto imprescindibile per realizzare un efficace lavoro di prevenzione. La scuola ed il clinico devono creare un’aderenza terapeutica che coinvolga ovviamente il bambino e la sua famiglia.

Si intende per dislessia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell'imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura.

Ai fini della presente legge, si intende per disgrafia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica.

Ai fini della presente legge, si intende per disortografia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica.

Ai fini della presente legge, si intende per discalculia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell'elaborazione dei numeri.

ADHD

Con l’acronimo inglese ADHD ovvero il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività ci riferiamo a tutti quei bambini che troviamo alle feste dei nostri figli, nei bus o sui treni, nelle scuole o per le strade e che si mostrano continuamente agitati, in continuo movimento, che non riescono a stare mai fermi, che si dimenano continuamente e che i genitori non riescono a tenere buoni. Questi bambini vengono riferiti “come mossi da un motorino”, hanno difficoltà a rispettare le regole e mantenere l’attenzione; ad essi, poi, si associano una serie di problematiche secondarie come ad esempio quelle legate all'apprendimento.

In risposta a tali problematiche offriamo: Diagnosi, sostegno alla genitorialità, percorsi di Parent e Teacher training, Psicoeducazione e training di potenziamento dell’Attenzione e delle Funzioni Esecutive.

Fobia scolastica

L’ambiente scolastico può essere un luogo stimolante, un luogo in cui ogni bambino inizia a conoscersi e sperimentare molti aspetti della vita relazionale. La scuola però a volte si trasforma in un teatro di timori, in una fonte di preoccupazioni che può condurre alcuni bambini e adolescenti a sviluppare la cosiddetta “fobia scolastica”.

Il RIFIUTO SCOLASTICO coinvolge molteplici aspetti che partendo dalle manifestazioni più semplici (es., assenze da scuola) evolve verso esperienze patologiche quali la FOBIA SCOLASTICA.

Non è raro per una famiglia dover affrontare, per qualche periodo, un rifiuto da parte di un figlio di recarsi a scuola. Tra le possibili cause atte a spiegare tale fenomeno, soprattutto nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria di primo grado o da quest’ultima agli istituti superiori, spesso si pongono dei problemi di insicurezza, di bassa autostima o le incertezze sulle proprie capacità di inserirsi in nuovi contesti sociali, oppure di affrontare le nuove richieste di studio più impegnative.

Generalmente il rifiuto scolastico e la conseguente fobia scolastica presentano caratteristiche tipiche e i sintomi si manifestano in 3 ambiti:
- Cognitivo;
- Comportamentale (evitamento, uscita anticipata) - Motorio (crisi di agitazione o violenza fisica vs gli adulti);
- Emotivo – Somatico (nausea, vomito, dolori addominali, cefalea…);

La sintomatologia si presenta in concomitanza delle situazioni ansiogene (es., durante il percorso di avvicinamento a scuola) e/o prima di affrontare le situazioni temute (ansia anticipatoria);

Il bambino, per giustificare il rifiuto, riferisce paure sulla maestra autoritaria; compagni disturbanti; essere interrogato; arrossire.

L’adolescente, invece, attribuisce lo stato di tensione alla paura degli esami; critiche alla qualità dell’insegnamento; relazioni problematiche con i compagni;

Il problema della fobia scolare è più facile da individuare nei bambini più piccoli in cui le note ansiose sono più evidenti, al contrario di quanto accade negli adolescenti in cui esso può essere frainteso come un problema di scarsa motivazione scolastica o di pigrizia.

Una categoria più esposta a rischio di sviluppare una fobia scolastica è quella dei bambini aventi diagnosi di DSA che incontrano numerose difficoltà nella loro storia scolastica e nella vita con effetti a volte importanti sugli apprendimenti che possono portare a conseguenze psicologiche. Questi bambini generalmente hanno un concetto di sé tendenzialmente negativo, non si sentono sostenuti emotivamente, hanno un’autostima tendenzialmente bassa, si sentono poco responsabili del proprio apprendimento, persistono meno nello svolgimento di un compito e lo abbandonano precocemente. Tutti questi aspetti si ripercuotono sul loro impegno, sulla percezione del successo e sul senso di autoefficacia.

La fobia scolare assume un peso rilevante nella società odierna e si manifesta con maggiore frequenza a causa delle numerose pressioni sociali e familiari che i bambini e i ragazzi ricevono. I ragazzi che crescono in questo contesto sviluppano facilmente un perfezionismo indotto ed una tendenza ad essere molto esigenti che può non permettergli di perdonarsi anche i piccoli insuccessi comuni, favorendo una lenta e costante svalutazione del Sé che si pone alla base dell’ansia nell'affrontare gli eventi scolastici.

Poste tali premesse appare importante creare una rete, sensibilizzando ed operando a partire dai contesti familiare e scolastico, al fine di permettere un reale miglioramento delle condizioni del singolo studente.

Bullismo

Il termine “bullismo” è un adattamento italiano del termine inglese “bullying” che definisce i comportamenti di prepotenza tra bambini e adolescenti, caratterizzati da oppressione fisica o psicologica e agiti in modo prolungato da una persona o da un gruppo nei confronti di una o più vittime. Il termine originario anglosassone contiene in sé la parola inglese “bull” che significa “toro” per sottolineare l’imposizione sugli altri, istintiva e basata sulla forza, caratteristica di molte forme di bullismo. Nella scuola, tale fenomeno trova terreno fertile poiché le sfide più grandi che i ragazzi/e devono affrontare riguardano talvolta l’inserimento nel gruppo classe. La prevaricazione, nel bullismo, può assumere diverse forme: azioni fisiche, comportamenti verbali e comportamenti indiretti di prevaricazione. La nostra attenzione viene molto spesso rivolta alla vittima: tuttavia, appare importante sottolineare come i bulli generalmente, dietro la loro apparente sicurezza, mostrano dei problemi relazionali destinati a peggiorare con il trascorrere del tempo se le loro modalità relazionali non cambiano. Uno dei rischi maggiori nella vita adulta è lo sviluppo di psicopatie. Gli scambi relazionali dei bulli, secondo quanto rilevato da numerosi studi, sono caratterizzati da deficit relativi a determinate abilità appartenenti alla cosiddetta “intelligenza emotiva” (Goleman D., 1995) e in particolare risentono negativamente di bassi livelli nello sviluppo dell'empatia. L’impegno del clinico, della scuola e delle famiglie deve dunque rivolgersi a entrambe le figure coinvolte, vittima e persecutore, al fine di comprendere la situazione e trovare soluzioni in grado di modificare il contesto relazionale.

Il bullismo, trova evoluzione nella nostra società, mediante il fenomeno del cyberbullismo. Basta aprire le pagine di cronaca quotidiana per comprendere l’urgenza di questa minaccia molto concreta. Si può definire cyberbullismo l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone. Il cyberbullismo è un fenomeno molto grave perché in pochissimo tempo le vittime possono vedere la propria reputazione danneggiata in una comunità molto ampia, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi. Spesso i genitori e gli insegnanti ne rimangono a lungo all'oscuro, perché non hanno accesso alla comunicazione in rete degli adolescenti. Pertanto può essere necessario molto tempo prima che un caso venga alla luce.

Una distinzione tra cyberbullismo e bullismo tradizionale è che, nel bullismo tradizionale le vittime, una volta rientrate nel proprio luogo di abitazione sono al sicuro (almeno dal bullismo diretto), in quanto la loro casa li protegge; nel fenomeno del cyberbullismo, invece, questo non avviene perché esso si genera attraverso strumenti elettronici, che permettono ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi, inviati o pubblicati attraverso Internet.

Educazione relazionale emotiva

Negli ultimi anni si è assistito, in maniera sempre crescente, all'interesse per la dimensione affettiva del bambino. Durante l’iter scolastico e non solo, l’attenzione è posta sulle emozioni dei bambini, che entrano in gioco durante tutto il processo educativo. Si è compreso, infatti, quanto sia importante la promozione di uno sviluppo sano, intendendo con ciò uno sviluppo integrale, che comprenda oltre all'implemento cognitivo e culturale anche lo sviluppo emotivo affettivo del bambino.

Scopo dell’educazione affettiva è quello di insegnare al bambino ad affrontare in maniera costruttiva le difficoltà quotidiane al fine di potenziare le emozioni positive e ridurre pensieri negativi, in un processo di apprendimento di autoregolazione delle proprie emozioni. L’educazione relazionale emotiva nasce intorno agli anni settanta ed è un’applicazione in ambito educativo dei principi e dei metodi della RET (Rational Emotive Therapy) di Ellis. Facendo ricorso alla propria capacità di pensare in modo razionale è possibile prevenire e superare difficoltà di natura emozionale, il pensiero può cioè, influenzare le reazioni emotive.

Il programma di educazione relazionale-emotiva si articola intorno a tre aree principali: la consapevolezza delle proprie reazioni emotive e implemento delle espressioni verbali per descriverle; consapevolezza della relazione esistente tra pensieri e stati d’animo e superamento dei modi di pensare irrazionali; apprendimento di un repertorio di convinzioni razionali da utilizzare per affrontare specifiche difficoltà.

“ Solo la persona che ha fiducia in se stessa può fidarsi degli altri. ”

- Erich Fromm -