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Consigli e articoli per il benessere psicologico

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Disabilità

Disabili, la rabbia di una mamma: cancellato il laboratorio teatrale

Disabili, la rabbia di una mamma: cancellato il laboratorio teatrale

Finanziamenti, mancanza di fondi, difficoltà organizzative. Troppo spesso assistiamo alla sospensione di attività rivolte alle cosiddette “categorie protette”. Nulla di diverso da quanto appreso quotidianamente così come le nostre reazioni a tali notizie: rabbia, rassegnazione, sgomento. Poniamo la nostra attenzione e vi chiediamo di riflettere su un tema importante per offrire la nostra solidarietà agli utenti e alle loro famiglie, che si trovano a lottare per difendere quanto hanno conquistato con duro lavoro grazie ai loro sforzi. Parliamo di conquiste che nella realtà dei fatti si traducono in raggiungimento di autonomia, socializzazione, integrazione; attività, queste, che consentono di migliorare la qualità della vita. Questi ragazzi presentano indubbiamente delle difficoltà ma accanto a queste, noi operatori che lavoriamo con loro, scopriamo ogni giorno nuove risorse e punti di forza che ci spronano e motivano a lavorare. Questi ragazzi hanno bisogno di spazi in cui ritrovarsi come nel caso del laboratorio teatrale gestito dall’Associazione Alcantara che da anni, 18 anni, sostiene i ragazzi in difficoltà.

 

Lettera di una mamma

Le reazioni dei ragazzi e delle loro famiglie alla chiusura del laboratorio dell’Associazione Alcantara

“Difficile dire cosa abbiamo vissuto con il lavoro di Alcantara, ma ricordo la prima volta che A. ha incontrato il suo gruppo: unica ragazza in un gruppo di soli uomini. “oddio” ho pensato…non ci tornerà più. Infatti la settimana successiva non voleva tornare, ma l’educatrice mi ha suggerito di fare un altro tentativo. L’ho ascoltata ed A. ha cominciato questo percorso affiancata da quei ragazzi che con sensibilità e dolcezza l’hanno portata a fare un’esperienza bella e unica, facendola sentire importante, una principessa insomma. Man mano che gli incontri si succedevano A. si preparava autonomamente e stranamente per lei senza sollecitazione alcuna. All’uscita era rilassata e contenta. Il gruppo via via diventava più coeso ed integrato e al “saggio” finale ha sostenuto A. con le sue emozioni ed è stata magia.
Negli anni successivi è aumenta la consapevolezza del percorso teatro, l’amicizia fra i ragazzi e notavo la semplicità e la facilità con la quale altre persone si inserivano nel gruppo già formato e l’abilità degli operatori faceva si che tutto avvenisse con estrema naturalezza. Le problematiche dei ragazzi erano le più svariate, ma nessuno di loro le notava. Ognuno portava il proprio contributo, veniva condiviso e valorizzato.
E adesso A. chiede quando inizierà…le dico c’è la crisi c’è un problema di soldi.
Lei ingenuamente mi risponde: che soldi mica ero pagata!”

Dr.ssa Monia Iannasso